Voice Search e nuove sfide per la SEO

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“Se non la smetti di chiamarla Alessia non ti risponderà mai”. Ecco una scena che si ripete tutti i giorni, nelle case di molti Italiani. A parte le prime comprensibili difficoltà, la ricerca vocale sta acquisendo sempre più importanza nelle ricerche online e nella nostra quotidianità. Google Home ormai è uno di famiglia e risponde a (quasi) tutte le richieste. Grazie alla voice search di Google programmiamo l’accensione del climatizzatore e delle luci, troviamo la ricetta del gulasch ungherese e alla farmacia più vicina, oppure prenotiamo la cena. Ma in che cosa consiste la Voice Search equali i cambiamenti che questa sta portando?

Voice Search: nuova (non proprio) tecnologia

La voice search è una tecnologia di riconoscimento vocale che permette appunto di effettuare ricerche attraverso comandi vocali. Alla nostra domanda risponde con i risultati di una query senza però bisogno di digitare sulla tastiera o rollare il mouse. Non si tratta di una tecnologia proprio nuovissima dal momento che se ne parla dal 2009, ma nelle nostre case è arrivata solo da un paio di anni a questa parte. 

Si tratta in pratica di un motore di ricerca “umanoide” che risponde con quella che ritiene La Risposta Migliore. Dentro il nostro “amico tecnologico” un algoritmo interpreterà e analizzerà le nostre richieste, offrendo quei risultati che dovrebbero soddisfare le aspettative di noi utenti. 

I migliori Voice Search Devices

Chi interpelliamo quando facciamo le nostre ricerche? I principali voice search devices in tutto il mondo sono:

  1. Google Home
  2. Alexa – Amazon
  3. Siri
  4. Android Phones
  5. Cortana – Microsoft.

Secondo Statista.com, Google Home è supportato da molti più dati ed è perciò in grado di rispondere correttamente a più query; HomePod ha capacità di ascolto superiori ma non sempre risponde correttamente; Amazon Echo (Alexa) è l’unica ad avvicinarsi alle performance di Google Home ma con alcuni limiti.

Google per esempio, si fonde con la domotica aiutandoci con i promemoria, impostando la moka elettronica, organizzando i nostri appuntamenti a partire dalla sveglia, ricordando spostamenti, voli treni, orari, modulando le luci di casa, facendo la spesa online e ordinando la cena se necessario. Per questo si stima che entro il 2022 più della maggioranza del traffico vocale sarà gestito da Google Home.

Cosa Cerchiamo

Più del 20% delle ricerche vocali ruotano attorno alla combinazione di sole 25 keywords tra le quali:

  • Come
  • Cosa
  • Il migliore
  • Dove
  • Posso
  • Quando
  • Perché
  • Ricette. 

Si stima comunque che nel 2020, il 50% delle ricerche online saranno basate sulla Voice Search. Attualmente il 20% delle ricerche fatte da Mobile sono vocali, ma tutti i trend sono destinati a crescere in maniera esponenziale, anche perché il voice search sta introducendo un rapporto più umano con le nuove tecnologie, molto apprezzato sia dai giovani che dagli “over”.

Come funziona la Voice Search

La ricerca vocale funziona essenzialmente grazie all’intelligenza artificiale che interpreta spettrogrammi vocali. L’algoritmo per comprendere il messaggio analizza intonazione, morfologia, sintassi, semantica e concatenazione logica, fornendo la risposta più adeguata. Ne consegue che la query della voice search è diversa da quella della tastiera: ci saranno frasi e linguaggio parlato al posto di keyword short-tail. 

Le novità introdotte dalla ricerca vocale possono quindi essere riassunte in tre passaggi essenziali:

  1. Niente più tastiera
  2. Domande più articolate (cambiamento del linguaggio)
  3. Risultati di ricerca diversi (c’è solo il primo della lista)

Una vera e propria rivoluzione dal punto di vista SEO, perché costringerà a pensare a strategie più “fluide” e meno strutturata per compartimenti stagno.

Come cambia la SEO con la Voice Search?

Le tre novità introdotte dalla ricerca vocale (cambio di abitudini di ricerca, linguaggio naturale, evoluzione degli algoritmi) cambieranno necessariamente anche il modo di organizzare le strategie SEO

Google Home e Alexa risponderanno sempre di più in maniera pertinente anche a domande molto discorsive e “umane”, riuscendo ad interpretare le varie sfumature.

Sarà quindi necessario analizzare a fondo le SERP per capire come cambierà lo user intent: chi per esempio ieri cercava “crema acido ialuronico”, oggi a Google chiederà probabilmente “cosa contiene una crema all’acido ialuronico”, dove acquistare una crema all’acido ialuronico” o “la migliore crema all’acido ialuronico”. 

Non si tratta semplicemente di keyword short o long tail, perché la ricerca vocale sta cambiando radicalmente sia la finalità che il contesto della ricerca. Se chiedo a Google Assistant da mobile “ristorante Milano” appena uscito dall’ufficio, è perché probabilmente voglio trovare un locale nei dintorni dove andare a cenare; se invece faccio una ricerca “ristorante Milano” su tastiera in ufficio, avrò un’intenzione completamente diversa. E questo il mio assistente vocale lo capisce!

Google infatti si interfaccia con gli utenti attraverso Google Hummingbird, un algoritmo che risponde a seconda delle keyword, del contesto, delle ricerche precedenti, dei luoghi visitati, della localizzazione momentanea e del dispositivo. Il tutto sempre per fornire una risposta il più possibile inerente alla richiesta.

Attenzione quindi a pensare una SEO strategy senza considerare la voice search!

Come cambieranno i contenuti con la ricerca vocale?

Nella Voice Search Google fornisce perciò UNA risposta diretta e poi una SERP. Il problema allora non è solo comparire nella serp ma essere il primo! 

Ma come si fa a soddisfare tutte le richieste? Occorre capire la richiesta delle persone, inserendola nel contesto e individuare il problema da risolvere, realizzando poi pagine e contenuti che soddisfino pienamente la domanda.

La Voice Search qualche anno fa era solo un’idea, oggi è entrata a far parte della nostra quotidianità, la cosa più importante per chi si occupa di SEO è considerare e integrare le proprie strategie anche con una vocal SEO per poter andare alla conquista della posizione zero. 

Senza prendere troppo sul serio chi si diverte a confondere Google Home o Alexa con domande sconsiderate, perché in cambio riceverà sempre e solo un: “Adesso basta scherzi”. 


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Paola Alunni

Anno 1967. Nel 1999 sono diventata giornalista professionista, ho iniziato a lavorare presso un quotidiano cartaceo, quindi per diversi quotidiani online. Sono poi passata alla comunicazione istituzionale presso la Presidenza del Consiglio al Dipartimento per gli Affari Regionali e poi al ministero per i Rapporti con il Parlamento. Oggi in ByTek sono responsabile editoriale, mi occupo dell’ottimizzazione dei testi in ottica SEO e del settore copywriting. Mi piace la vita all’aria aperta, sono educatrice scout e, avendo il cuore mezzo giallo e mezzo rosso, sono nata per soffrire.

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